Meltdown autistico: quando le emozioni esplodono come bombe all’idrogeno

“Meltdown” è un termine inglese mutuato dal lessico della fisica nucleare, ed indica la fusione del nocciolo di un reattore nucleare dovuta a guasti degli apparati di raffreddamento. In neuropsicologia questo termine viene utilizzato per indicare gli improvvisi e violenti scoppi di rabbia che si verificano nei soggetti con autismo in maniera incontrollata e non contestuale. 480e320da9e10acbb74b37ee33869df6

Il meltdown è sicuramente tra le manifestazioni acute dell’autismo ad alto funzionamento la più drammatica e traumatica sia per coloro che la vivono in prima persona,  sia per quanti  si trovano ad assistervi. Pur essendo una manifestazione acuta e di durata limitata, nel lungo termine può portare ad una cronicizzazione di diversi sintomi collaterali a carico del sistema nervoso, della funzionalità degli organi surrenali e soprattutto della vita sociale dell’individuo, con conseguenti ripercussioni anche gravi sull’autostima e sulla fiducia personale. Non tutte le persone con autismo ad alto funzionamento sono soggette a queste manifestazioni di rabbia, che in altre invece iniziano  fin dalla primissima infanzia. Essendo il meltdown uno dei momenti più emotivamente carichi nella vita di un persona con autismo, è facile che ad esso si leghino molti ricordi della memoria autobografica, indipendentemente dalla frequenza con cui questi episodi si verifichino, altro motivo per cui può essere molto lesivo nei confronti dell’autostima personale, contribuendo a forgiare una distorta visione della propria individualità  specialmente quando, in mancanza di una diagnosi medica, esso venga scambiato come sintomo di brutto carattere e cattiveria.

Per esperienza personale posso dire che la persona con autismo vive una specie di corto circuito cerebrale, esplodendo in una vera e propria furia cieca, ma quasi mai diretta a ferire fisicamente persone o animali; nella quasi totalità dei casi infatti vengono presi di mira oggetti (e spesso ad alto significato simbolico) e non è raro purtroppo che si manifestino anche episodi di autolesionismo più o meno gravi. Per tutta questa serie di motivi ritengo che sia fondamentale che l’individuo che soffre di meltdown e i suoi familiari imparino a comprendere e gestire le emozioni, e a individuare le cause, le strategie compensatorie e i segnali di varia natura che sono sempre precursori di questi eventi.

E’ probabile che gli episodi di meltdown si intensifichino durante i periodi più stressanti dell’esistenza. I cambiamenti sono spesso una delle maggiori cause di stress per una persona nello spettro autistico, quindi tutti i cambiamenti di routine, cambiamenti di scuola, traslochi, cambio di città, di lavoro, di orario, di dieta, cambiamenti ormonali,  cambio di stagione devono essere affrontati con le dovute cautele e preparazioni, e richiedono che vengano introdotti con molta accortezza. Per gli individui meno elastici potebbe risultare stressante anche un cambio nella disposizione dei mobili in una stanza, o della disposizione dei propri oggetti, o un cambiamento di programma inaspettato. Quando si deve introdurre un cambiamento strutturale nella vita di un bambino autistico è necessario che venga fatto  nella maniera più graduale possibile, e che venga spiegato al bambino o all’adulto interessato con largo anticipo, nei minimi e anche più insignificanti dettagli, senza dare nulla per scontato. E’ necessario anche che vengano prese in considerazione il maggior numero di possibilità di situazioni in cui il bambino o la persona con DSA potrebbe trovarsi in contatto, le persone autistiche infatti spesso mancano di immaginazione, o fanno fatica a prendere in considerazioni alcune variabili (specialmente in contesti sociali) quindi è bene che venga loro prospettata chiaramente la possibilità di incontrare contrattempi, folla, persone sconosciute, lunghe attese, ritardi ecc ecc. ecc.

Altre situazioni in cui è altamente probabile che si verifichi un meltdown sono quelle in cui la persona con autismo è sottoposta a forti sollecitazioni sensoriali o emotive. Il sovraccarico sensoriale può essere causato da: rumori troppo forti, vociare continuo, luci al neon, colori troppo accesi, contatto fisco prolungato (luoghi affollati, postazioni di lavoro molto ravvicinate, file, assembramenti, cortei ecc), sostanze eccitanti (abuso di zuccheri, caffeina o energy drink), stanchezza o privazione del sonno, digiuno.

Il sovraccarico emotivo invece può essere causato dalla necessità di parlare in pubblico, dal trovarsi al centro dell’attenzione (non necessariamente in contesti imbarazzanti, ma anche in situazioni piacevoli, come la propria festa di compleanno per esempio), dal sentirsi provocati, aggrediti, derisi ecc o dall’aver lasciato sedimentare troppe emozioni senza sfogarle né analizzarle. I meltdown infatti sono spesso il risultato di un tempo più o meno lungo in cui lo stress fisico o emotivo si è andato accumulando. Le persone autistiche fanno molta molta fatica a percepire la natura esatta delle proprie emozioni, che spesso giungono loro come  “in differita” e ancor di più a verbalizzarle, le situazioni in cui si trovano costretti a parlare dei propri stati d’animo possono essere  fonte di forte stress. Spesso emozioni che appaiono evidenti all’esterno non vengono percepite affatto dalla persona autistica che le sta vivendo, quindi io sconsiglio di sollecitare continuamente con domande del tipo “Che cos’hai? Cosa c’è che non va?” quando si notano cambiamenti di umore, perché queste domande contribuirebbero ad aumentare la frustrazione nelle persone che hanno difficoltà a verbalizzare l’emozione nell’immediato.

E’ molto importante che le persone autistiche che soffrono di meltdown ed i loro familiari imparino a leggere ogni sfumatura o cambiamento nel comportamento che potrebbero essere precursori di un meltdown. Potrebbe volerci molto tempo, soprattutto in relazione alla capacità di autoascolto e di autoanalisi del singolo individuo. Potrebbe essere utile tenere un diario, monitorando frequenza e intensità degli episodi. Una volta individuati i principali fattori scatenanti è fondamentale imparare a prevenire e intervenire prima che il meltdown si manifesti, giacché una volta in corso è molto difficile il ripristino delle normali facoltà dell’individuo. Irritabilità, nervosismo, modi bruschi, mancanza di appetito sono alcuni dei segnali campanello di allarme. Possono presentarsi disturbi della visione (fotosensibilità, percezione dei floaters o “puntini”, sinestesie, attività fosfenica, percezione distorta della profondità ), dell’udito (brusio, incapacità di distinguere tra rumori di sottofondo e primo piano, intolleranza ai suoni – misofonia), tachicardia, sudorazione dei palmi, ipereccitazione, difficoltà di attenzione, ipercinesìa. Se si è consapevoli che uno di questi segnali d’allarme è già in atto, è bene allontanarsi immediatamente dalla situazione stressante. E’ consigliabile passare qualche minuto (o comunque tutto il tempo necessario) in tranquillità, in penombra e in silenzio, fare respiri profondi, nutrirsi/bere e rilassarsi un attimo.paesaggio_di_campagna025 E’ sempre preferibile affrontare le situazioni che sappiamo essere più stressanti con un abbigliamento comodo e funzionale, con colori neutri: a volte un elastico troppo stretto, una stoffa ruvida, un’etichetta pungente, scarpe scomode possono essere il fattore scatenante di un meltdown in situazioni già provanti per le persone autistiche. Un lungo bagno caldo o una doccia rilassante, una passeggiata nella natura possono essere soluzioni semplici ma efficaci al momento giusto per evitare che la situazione precipiti. Anche la musica ha un forte potere calmante e catartico, quindi potrebbe essere opportuno avere sempre a portata di mano un lettore mp3 con qualche brano di musica classica e qualche canzone piacevole. In presenza di forte luce o di ipersensibilità visiva utilizzare lenti da sole o colorate. Io personalmente ho trovato grandissimo giovamento con un’integrazione quotidiana di Magnesio e vitamine del gruppo B. Anche potersi dedicare a  qualche attività che comporti una forma di sfogo (camminare, ballare, saltare) o di “distruzione” tipo strappare cartacce, vecchi stracci, estirpare erbacce, spaccare la legna o qualsiasi altra attività fisica che aiuti a smaltire la tensione nervosa è di grande aiuto.

Negli anni i miei meltdown hanno messo a dura prova relazioni ed amicizie, mi hanno messo in difficoltà nella gestione del lavoro, ed anche in grave pericolo in alcune occasioni. Hanno sistematicamente distrutto la mia autostima, e provocato dolorosissimi sensi di colpa difficili da estinguere.  Posso affermare che di tutti gli aspetti del mio autismo è uno dei più invalidanti, per questo consiglio di prevenire quanto più possibile il manifestarsi di questi eventi. Nell’evenienza in cui purtroppo non si è riusciti ad evitare il peggio e ci si ritrovi a dover gestire un meltdown la prima cosa da fare è evitare di giudicare, rispondere, aggredire, provocare o dire qualsiasi cosa che possa in qualche modo “gettare benzina sul fuoco”.  E’ bene che le persone presenti mantengano per prime la calma. Potrebbe essere necessario intervenire fisicamente affinché la persona durante la crisi non si faccia del male, se possibile offrire piuttosto un cuscino su cui sfogarsi e allontanarla in ogni modo da fonti di pericolo, armi, superfici di vetro  o oggetti  contundenti. Invitiamo la persona in difficoltà a fare respiri profondi, potrebbero manifestarsi anche una serie di comportamenti compensatori, quali tic, stimming o stereotipie verbali o motorie come dondolarsi ecc., sono comportamenti istintivi di difesa e per lo più innocui; se si sente il bisogno di calmare la persona con un forte abbraccio o con un contatto fisico è consigliabile che questo sia fermo e deciso, e sempre preannunciato verbalmente con parole rassicuranti affinché le voste intenzioni non possano essere fraintese in nessun modo:  evitate qualsiasi contatto fisico improviso se non strettamente necessario alla sicurezza fisica dell’individuo. Quando la fase acuta della crisi sarà passata, potrebbe essere necessario diverso tempo per metabolizzare l’accaduto, sarà giusto parlarne ma solo a freddo, a emozioni stemperate, nell’immediato sarebbe meglio evitare di porre domande assillanti o fare pressioni o richeste.c65a07ca-1c30-4216-a727-4623b4c4a857. Spesso infatti il meccanismo del meltdown si può essere instaurato come risposta a un malcompreso o ignorato bisogno di isolamento: gli elementi aggressivi infatti vengono isolati presto nei gruppi sociali, e quindi ottengono ciò che in fondo desiderano sul momento (giocare da soli, stare in silenzio, essere “lasciati in pace”) rafforzando negativamente il comportamento anche se questo si dimostra controproducente sul lungo termine (isolamento, bullismo, emarginazione). Per questo è importantissimo che sia data quotidianamente la possibilità di ritagliarsi una piccola isola di solitudine alla persona autistica, anche a scuola o sul lavoro, anche pochi minuti possono essere una norma efficace nella prevenzione del meltdown.

 

 

 

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